LEGGI NOCI » nocesità Fri, 28 Jul 2017 08:54:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.11 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » nocesità 32 32 In ricordo di Giovanni Miccolis /2017/01/17/in-ricordo-di-giovanni-miccolis/ /2017/01/17/in-ricordo-di-giovanni-miccolis/#comments Tue, 17 Jan 2017 08:24:10 +0000 /?p=12673 NOCI – È trascorso un mese dalla sua dipartita, trenta giorni fa ci lasciava Giovanni Miccolis, da tutti conosciuto come “Giuannin cavatidde”. Siamo tutti un po’ orfani da quando se ne è andato. Ancora non ci capacitiamo, che Giovannino non sia più tra noi, nonostante il tempo lenisca il dolore, noi ancora non ci siamo abituati, dobbiamo ancora metabolizzare il distacco.

Col tempo che trascorre inesorabilmente stiamo prendendo consapevolezza della sua immensa grandezza. La sua famiglia, ma l’intera comunità nocese avverte la sua “assenza”. Ci manca tanto.

Oggi, Noci sta prendendo piena consapevolezza di avere perduto uno dei suoi figli più amati ed apprezzati, che nel corso della sua vita è stato in primis un promulgatore indefesso della “nocesità”, nonché fine cantore delle bellezze del suo e del nostro paese.

“Non dir mal del tuo paese” è stato per anni lo slogan che accompagnava la sua amata “creatura”: il NociGazzettino, il periodico di vita cittadina, da lui fondato nel 1968.

Per anni egli ha retto solitario le sorti dell’informazione nocese, è stato “la voce”, il suo giornale era l’unico organo di stampa che informava i nocesi, quelli residenti in paese ma soprattutto i tanti residenti all’estero, i tanti emigranti nocesi nel mondo.

Grazie al NociGazzettino gli emigranti leggevano quanto mensilmente succedeva nel loro amato paese natio, il giornale era il cordone ombelicale mai tagliato con la propria terra d’origine, che puntualmente grazie all’abbonamento mensile sottoscritto, permetteva alle notizie di raggiungerli nelle lontane dimore alimentando così la nocesità, presente in tutti loro e spavaldamente rivendicata, “i fatt di I’Nusce si lescieven ind a tutt u munne”.

Per tutti noi che facciamo questo mestiere egli è stato il maestro, infatti non esistono giornalisti, pubblicisti nocesi, che non abbiano affinato la penna in quel grande laboratorio che era il NociGazzettino.

Siamo stati tutti suoi alunni, da lui abbiamo carpito le regole fondamentali di questo straordinario lavoro che è “fare” ma soprattutto “essere” un giornalista. Per anni egli è stato docente di educazione fisica, ma non solo in lui albergava l’innata predisposizione all’insegnamento, quello vero, tanti gli alunni cresciuti, allevati e preparati alle gioie e ai dolori della vita. Un insegnante eccelso della materia più importante e difficile di tutte: diventare adulti.

Grande spazio nella sua esistenza terrena ha dedicato al suo hobby preferito: lo spettacolo. Grande animatore, barzellettiere eccelso e arguto, musicista, cantante, per anni ha con i suoi spettacoli in vernacolo nocese animato sagre ed appuntamenti di vita mondana a Noci. Un vero “animale da palcoscenico”.

Personaggio poliedrico ed istrionico ma anche lungimirante, un frullatore di idee, che si tramutavano in belle e apprezzate realtà, infatti è stato l’ideatore di “Notte di serenate”, nonché fondatore del gruppo “La frasca”. “Giuannin cavatidde” è stato e lo sarà per sempre un personaggio amato e ben voluto da tutti, nocesi e non, accomunati dal piacere per la sua comicità, comicità genuina, pulita, mai volgare, tante le gags di cui è stato protagonista nei suoi apprezzati spettacoli.

La sua verve sfocia in una esperienza nuova ed unica, infatti è stato anche il primo nel cimentarsi negli anni settanta con il mondo delle radio libere, facendo parte del gruppo di soci che danno vita a Radio Noci, la prima emittente radiofonica nocese.

Oggi ci piace pensare che Giovannino Miccolis, Rocco Fauzzi e Nicola Fiorelli, componenti il gruppo “La frasca”, allietino con il loro repertorio le serate in Paradiso, facendo divertire e scompisciare di risate il Padreterno. Ciao Giovannino.

 

(La messa di suffragio al prof Giovanni Miccolis si terrà questo pomeriggio alle 18 in Chiesa Madre)

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“Notte di Serenate”, presentata la 30^ edizione /2016/06/18/notte-di-serenate-presentata-la-30-edizione/ /2016/06/18/notte-di-serenate-presentata-la-30-edizione/#comments Sat, 18 Jun 2016 17:36:31 +0000 /?p=8663 NOCI – Compie trent’anni la manifestazione musicale itinerante Notte di serenate. Da un’idea di Giovannino Miccolis del gruppo “La Frasca” creata per omaggiare i nocesi di nome Giovanni (Battista), la prima edizione prese vita nel 1986 dalla Proloco cittadina dell’epoca con il supporto dell’amministrazione comunale.

Oggi la manifestazione si rinnova e si amplia con ben otto gruppi musicali pronti a sfoderare il miglior repertorio musical popolare, folkloristico e della tradizione. Dalle ore 21.30 il centro storico cittadino verrà allietato dalla Proloco in Largo Diaz, Ass Amici della Musica in via Albanese, Associazione Happy Family in Largo S. Chiara, Musica e Emozioni in via San Pietro, Banda Cittadina in Largo Torre, Ass. Musicale Ss nome di Gesù sarà a Porta Barsento, gli amici dell’associazione Agricultura saranno invece alla Gnostra Crocifisso, e infine l’associazione Genitori e Simpatizzanti del comprensivo Gallo-Positano in via Pietro Gioia.

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«È una manifestazione della comunità che evoca a sé tutti i tratti della nocesità – spiega il sindaco Domenico Nisi durante la conferenza stampa di presentazione della kermesse – tratti unici come la canzone “Noci mia bella Noci”, una canzone che parla della città e che nessun altro paese del circondario ha. Una nocesità che deve poi riverberarsi nella quotidianità».

All’assessore agli eventi Vittorio Lippolis il compito di illustrare le peculiarità della serata. «La locandina rimanda all’invito del 1987 – dice l’assessore – ed è un modo per festeggiare la trentesima edizione. Martedì pomeriggio avremo un ultimo appuntamento con i musicanti partecipanti per definire i dettagli, ma possiamo già dire che vi sarà un raduno iniziale alle 21.15 in piazza Aldo Moro. A seguito di una prima esibizione i gruppi si sposteranno nelle proprie postazioni contraddistinte da un totem illustrativo della serata per poi radunarsi nuovamente alle 23.30 sul sagrato della chiesa Madre in piazza Plebiscito per una maxi esibizione finale. Qui verrà distribuito il piatto tipico della festa, gli spaghetti alla “Sangiuannidde” e vi sarà una sorpresa finale».

L’invito dell’amministrazione è pertanto a partecipare alla serata passeggiando per i vicoli del borgo antico allietati dalla musica.

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Cartellate o “scartellate”? Oltre i dolci, i simboli profondi del Natale /2015/12/28/5444cartellate-o-scartellate-oltre-i-dolci-i-simboli-profondi-del-natale/ /2015/12/28/5444cartellate-o-scartellate-oltre-i-dolci-i-simboli-profondi-del-natale/#comments Mon, 28 Dec 2015 06:47:16 +0000 /?p=5444 NOCI – “Ci alzavamo in silenzio di notte ed andavamo quatti quatti a rubarli dalla credenza”. Così alcune nonne di oggi ricordano e sottolineano la preziosità di quello che entra a pieno titolo nei riti e nei simboli del Natale, ovvero i dolci Natalizi: pettole, pettole cresciute, panzerottini. Siamo di fronte a dei significati forti: territorio, tradizione, preziosità, maternità, matriarcalità, attesa, impegno, rivelazione, gioia, socialità, condivisione, saggezza, nocesità. È un valore la tradizione centenaria del tramandarsi la ricetta da madre in figlia e questi dolci natalizi hanno ulteriori ed ampi valori simbolici, da rievocare e proteggere. Pensare che normalmente essi vengono preparati sull’asse verticale femminile: nonna, mamma, figlie. Immaginiamo quanta magia, quanto sentimento, quanti valori vengono trasmessi in silenzio in quelle ore di preparazione cooperata. Dolci di Natale significa “attesa” e “rivelazione” del Natale, ovvero che dopo un anno è finalmente arrivato il periodo natalizio (i dolci si preparano nei giorni precedenti la festività).

E significa anche simbolo materno, visto che fin da preadolescenti le bambine partecipavano attivamente con la mamma e con la gran mamma (la nonna) a preparare quei dolci. Dolci di Natale significa anche territorio. Gli ingredienti sono tutti naturali (farina, uova, olio, vino, miele, mandorle, buccia di limone, liquore, patate, lievito) e si nota come l’aspetto caratteristico è la produzione locale, la valorizzazione del prodotto delle nostre terre e quindi della nostra identità collettiva. Ecco, appunto, il collettivo, altro valore dei dolci natalizi. Essi erano e sono tuttora simbolo di socialità, di stare insieme, di condivisione. Si preparavano insieme per ore ed ore, intorno al caminetto (anima calda della casa ed unico posto per friggere, e mangiarne), la sera e si offrivano nelle giornate di festa agli amici e parenti, come condivisione del bene e del rito del Natale. Dolci di Natale una volta significava anche saggezza e necessità. L’impegno profuso nel prepararli veniva massimizzato, se ne producevano in quantità tale da farne scorta fino alla befana e siccome erano gli unici dolci dell’anno erano preziosi e servivano a fornire calorie per affrontare la rigidità del freddo invernale.

E nel 2015? I tempi sono cambiati! I dolci li abbiamo tutto l’anno, non c’è bisogno di prepararli, si comprano ad ogni angolo, persino ai distributori automatici. E anche gli inverni non sono più così rigidi come una volta. Gli auguri si fanno su facebook. Il contesto intorno a noi è talmente cambiato che non abbiamo più bisogno delle scartellate, eppure quella voce profonda, simbolica e magica vive in tutti noi, tant’è che non è Natale nelle case dei nocesi se mancano le pettole. E non si può parlare di identità collettiva, di nocesità (lo dico con la pelle d’oca) senza valorizzare, attraverso questi dolci, il valore della mamma. Sarà per questo che mentre vi scrivo mia moglie arriva da dietro e mi sussurra convinta: “e vedi che la versione che fa Mia Madre dei panzerottini è quella veramente rara, non la conoscono nemmeno nei negozi”.

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